TTIP, ovvero come cancellare la democrazia tramite un trattato commerciale

ttip-2di Riccardo Papis

 

Da ormai qualche anno, precisamente dal 2013 (anche se qualcosa era nell’aria da molto più tempo), è in corso di negoziazione tra l’UE e gli USA un trattato commerciale chiamato Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (sigla in inglese TTIP).

Fino a qui niente di strano, di accordi economici tra Europa e Stati Uniti ce ne sono diversi, ma questo TTIP ha una marcia in più, punta addirittura a unificare di fatto le due aree economiche e ad eliminare dazi, a parificare regole, a innalzare il PIL mondiale, a creare centinaia di migliaia di posti di lavoro (la retorica berlusconiana deve aver fatto scuola), ufficialmente, ma grattata la crosta di bellezza superficiale (costruita con mezzi che ricordano gli antichi uffici propaganda) scopriamo un capolavoro di camuffamento.

Il trattato ha tra le sue clausole l’abolizione delle cosiddette barriere non tariffarie; che cosa sono? non sono altro che norme, ovvero tutte quelle leggi che rendono diversi i prodotti e i contesti lavorativi europei e americani. In America si possono riempire le carni bovine di ormoni e in Europa no? Via le differenze! Carne agli ormoni per tutti! L’America ha molte meno normative sui diritti dei lavoratori? Via anche quelle! Questi europei la fanno troppo lunga! Che si mettessero a lavorare invece di pretendere! A questo proposito vorrei ricordare che gli Stati Uniti hanno ratificato solo due delle otto norme fondamentali dell’ILO (ente dell’ONU che si occupa dei diritti dei lavoratori) a riprova del fatto che nella “terra della libertà” i diritti dei lavoratori sono considerati solo degli inutili ostacoli. Ma le sorprese non sono finite, un’altra perla di questo trattato è il cosiddetto ISDS (Investor-state dispute settlement ovvero risoluzione delle controversie tra investitore e Stato): questo strumento prevede che se un investitore estero ( per es. una multinazionale) vedesse minacciato il proprio profitto, potrebbe fare causa allo Stato, non in tribunale ma in un arbitrato internazionale, dove chi decide non è un giudice e una giuria ma una commissione di persone che vengono reputate esperte in materia e quindi si rischia l’arbitrarietà del giudizio; inoltre l’ISDS prevede che solo l’investitore possa usare questa forma per la citazione in giudizio ma non lo Stato o i cittadini per citare in giudizio l’investitore.

Giusto per fare un paio di esempi pratici a seguito del disastro di Fukushima, la Germania ha ridimensionato la sua produzione di energia nucleare e ha tolto la licenza a 8 centrali nucleari di proprietà dell’azienda Vattenfall, la quale ha citato in giudizio la Germania tramite un arbitrato!

La svizzera Philip Morris ha fatto causa a Uruguay e Australia, per via delle loro politiche anti tabacco, utilizzando un arbitrato tipo ISDS. Per farla breve, grazie a questo accordo, se un domani uno stato dovesse vietare un determinato prodotto perché giudicato pericoloso o dovesse aumentare gli standard a tutela dei lavoratori potrebbe essere trascinato i causa da una azienda estera.

Non resta che chiederci come siamo passati da un idea di Europa unita, libera e veramente indipendente, come era nei piani dei padri fondatori, a questo miscuglio di burocrati, faziosi, lobbisti e servi; Dove è finito il diritto? Saremo sempre condannati a servire Americani e multinazionali? E soprattutto, abbiamo veramente, ancora, dei valori di indipendenza, di giustizia sociale e di democrazia a cui fare riferimento o tutto è solo vuota retorica?

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