14 novembre. A Roma per sostenere il Pm Di Matteo

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di Riccardo Papis

Il giorno 14 novembre a Roma si è tenuta un’importante manifestazione in sostegno del P.M. Nino DiMatteo, il magistrato che si occupa di indagare sulla trattativa Stato-mafia, e che è stato minacciato di morte da Totò Riina, minacce avvalorate da dichiarazioni di un pentito che ha confermato l’esistenza di diversi chilogrammi di tritolo da utilizzare per un agguato al giudice Di Matteo. La manifestazione, organizzata dal Movimento delle Agende Rosse e da Scorta Civica Palermo, è partita da largo Ricci e, passando per via dei Fori Imperiali e piazza Venezia, è giunta in piazza dei Santi Apostoli dove è stato allestito un palco per gli interventi. Numerose personalità sono intervenute, tra le quali Salvatore Borsellino, Ferdinando Imposimato, Rita Dalla Chiesa, Vauro Senesi, Giulietto Chiesa e molti altri. In particolare Salvatore Borsellino nel suo intervento, nel corso del quale ha letto una lettera del Presidente del Senato Pietro Grasso e una lettera del P.M. Nino Di Matteo, si è scagliato contro le istituzioni che, con il loro silenzio, non hanno appoggiato il giudice Di Matteo e in particolare ha criticato l’atteggiamento di Matteo Renzi e del Presidente Mattarella, che non hanno inviato nessun comunicato di sostegno. Importante anche il contributo del Giudice Ferdinando Imposimato, che a suo tempo collaborò con Falcone e Borsellino nel pool antimafia. Imposimato paragona Di Matteo proprio a Falcone e Borsellino in quanto, come loro, ha dovuto subire una ingiusta azione disciplinare.  Tale azione disciplinare, prosegue Imposimato, è stata avviata perché Di Matteo ha dato valore a delle intercettazioni che coinvolgevano l’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ed è proprio a Napolitano che Imposimato attribuisce la colpa dell’ostilità delle istituzioni e del C.S.M. L’intervento si conclude con un elogio alla Costituzione e alla difesa dei valori  costituzionali che, ricorda il giudice, nascono dalla lotta partigiana. Ancora una volta un giudice rischia la vita nel totale silenzio dello Stato, e ancora una volta c’è la sensazione che le istituzioni ostacolino le indagini di chi vuole fare chiarezza. I contatti tra lo Stato e la mafia sono, al di là degli accertamenti investigativi, una certezza nella mente degli italiani, anzi, quante volte abbiamo sentito dire, discutendo dell’argomento con i nostri conoscenti, che lo Stato e la mafia sono la stessa cosa? Tutto ciò è deleterio, distrugge l’ideale stesso di democrazia nella coscienza collettiva. Ma, se lo Stato reagisse e dimostrasse di voler combattere, di voler scoprire e di voler arrestare i colpevoli, se le istituzioni collaborassero e sostenessero chi indaga, invece di ostacolare, dimostrerebbero che allora ha ancora senso credere nello Stato, ha ancora senso la parola democrazia. Le istituzioni devono proteggere e sostenere i magistrati antimafia, non solo per salvar loro la vita, non solo per scoprire la verità, ma anche per far rinascere la fiducia e la speranza nelle istituzioni nelle coscienze dei cittadini.

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